Archivio autore: archeoclubcapodorlando

Musei Siciliani

Palermo – Museo Archeologico
via Roma 185
collezione di vasi dall’età preistorica, monete e medaglie dal XIII al XIX secolo

Palermo – Tesoro della Cattedrale
corso Vittorio Emanuele
raccolta di reperti delle tombe dei re normanni e oreficerie, paramenti e oggetti sacri

Palermo – Civica Galleria d’Arte Moderna “E. Restivo
via F. Turati 10
nella Galleria sono esposte opere italiane e straniere dall’800 ai primi del 900

Palermo – Galleria Regionale della Sicilia
via Alloro 4
nel Palazzo Abatellis, sono raccolte opere d’arte dal XI al XVIII secolo, ceramiche ispano-moresche del XIII – XVI secolo, frammenti lignei e marmorei

Palermo – Museo archeologico Regionale “A. Salinas”

via Bara all’Olivella 24
nel museo sono esposte collezioni egizie e fenicio-punica, raccolta di epigrafi, elementi architettonici e sculture, una sala dei bronzi, con bronzi etruschi, greci e romani, una sala con sculture marmoree greche, romane, raccolta di ceremiche marmorea greca, attica, aspule, campane e siciliote

Palermo – Museo d’Arte e Archeologia ” I. Mormino”
via Libertà 52
la Fondazione Mormino comprende vasi preistorici, ceramiche greche, maioliche italiane XV – XVI secolo, una collezione di monete e dipinti dell’800 siciliano

Palermo – Museo dell’Istituto di Zoologia ” G. Reverberi”

via Archirafi 18
raccolta collezioni di vertebrati e invertebrati terrestri e marini, oltre a una raccolta di pesci imbalsamati

Palermo – Museo del Risorgimento ” V. E. Orlando”
piazza San Domenico 1
nel museo sono conservati quadri, medaglie, sculture e cimeli con oggetto la storia risorgimentale e l’impresa dei Mille

Palermo – Museo di Mineralogia
via Archirafi 36
raccolta di campioni di minerali provenienti dal territorio, appartenenti alla serie gessoso-solfifera siciliana

Palermo – Museo di Paleontologia e Geologia “G. G. Gemellaro”

corso Tukory 131
raccolta di reperti dal paleozoico all’era quaternaria: invertebrati e resti di mammiferi, collezioni di marmi e rocce

Palermo – Museo Etnografico “G. Pitrè”
viale Duca degli Abruzzi 1
raccolta etnografica sulla Sicilia con arredi di una casa contadina, manufatti e strumenti artigianali, strumenti musicali e carretti siciliani

Palermo – Museo Internazionale delle Marionette “A. Pasqualino”
via Butera 1
raccolta di pupi siciliani, burattini e marionette di diversi paesi europei e orientali

Balestrate (PA) Civico Museo Antropologico
via Madonna del Ponte 31
raccolta di testimonianze su arti e mestieri scomparsi

Bisacquino (PA) Museo Civico
via Orsini
ricostruzione di botteghe artigiane e di ambienti di una casa contadina, raccolta di materiale archeologico dal neolitico alla dominazione araba, armi dal medioevo all’800, dipinti e ceramiche del 700 – 800

Bolognetta – Casa Museo
via Diaz 47
ricostruzione di ambienti tipici di una casa contadina di inizio secolo. Ricostruzione dei cicli produttivi dell’ulivo, del grano, della vite

Cefalù (PA) Museo della Fondazione “Mandralisca”
via Mandralisca 13
nel museo è raccolta le collezioni del barone Mandralisca, con dipinti del XV – XVIII secolo, reperti archeologici dal VII al I secolo a. C:, raccolta di monete e una collezione con minerali e conchiglie

Ciminna (PA) Museo Civico “Mons Filippo Meli”

via Roma 90
raccolta materiale sulla civiltà contadina con oggetti e attrezzi da lavoro e arredi della casa, esposizione di monete e vasellame del periodo punico-romano e arabo

Contessa Entellina (PA) Antiquarium Comunale

via I Maggio
raccolta di reperti archeologici, vasellame, frammenti architettonici, monili dall’età del bronzo al medioevo

Gangi (PA) Museo Civico
corso F. G. Vitale
raccolta di reperti archeologici dal periodo ellenico e romano, statuette in terracotta, vasi, monete in bronzo e argento

Geraci Siculo (PA) Museo delle Madonie
via San Bartolo 51
nel museo sono ricostruiti ambiti della civiltà pastorale e contadina delle Madonie. Raccolta di reperti architettonici del XVIII – XIX secolo e maschere funerarie in cera del XVIII secolo

Godrano (PA) Museo Etno-Antropologico “Gogranopoli”
via Roccaforte 25
raccolta di oggetti di uso quotidiano e ricostruzione di ambienti delle botteghe artigiane. Nella Pinacoteca sono esposti dipinti di arte moderna e contemporanea

Monreale (PA) Galleria d’Arte “G. Sciortino”

piazza Guglielmo
nella Galleria è esposta la raccolta “Sciortino” con opere tra quadri e sculture

Monreale (PA) Tesoro del Duomo
piazza Guglielmo II
all’interno della Cattedrale, è custodito il Tesoro che raccoglie paramenti e arredi sacri, reliquiari, argenteria e oreficeria di età medievale e rinascimentale

Partinico (PA) Antiquarium
via Tenete La Fata 14
raccolta di reperti archeologici di età greco-romana e normanna

Petralla Sottana (PA) Museo Civico Etno-Antropologico Petralese
corso P. Agliata 104
raccolta di documenti sul lavoro contadino, sulla pastorizia e l’artigianato locale

Roccapalumba (PA) Museo del Territorio “F. R. Fazio”

via Regina Elena 82
nel museo è ricostruita una tipica casa contadina della fine del XIX secolo, con oggetti e utensili agricoli

San Cipirello (PA) Museo Civico Iatino
via Roma 320
raccolta di reperti archeologici del VI – V secolo a. C.

Santa Flavia (PA) Antiquarium di Solunto
via Collegio Romano
raccolta di reperti archeologici provenienti dall’antica città di Solus del IV secolo a. C.

Termini Imerese (PA) Museo Civico “B. Romano”

via del Museo Civico 2
il museo è suddiviso in una sezione archeologica di età romana, preistorica, epigrafica, numismatica, e una raccolta di dipinti datati dal XII al XVII secolo

Terrasini (PA) Museo Civico-Sezione Antropologica-Carretto Siciliano

via Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa 3
raccolta di carretti siciliani e da attrezzi e oggetti legati alla vita del carrettiere

Terrasini (PA) Museo Civico – Sezione Archeologica – Antiquarium

piazza Falcone e Borsellino
raccolta di reperti da navi romane di età imperiale

Terrasini (PA) Museo Civico-Sezione Naturalistica

via Cala Rossa 4
il museo è suddiviso nelle collezioni: Ornitologica, entomologica e malacologica, geopaleontologica e lepidotterologica

Agrigento – Museo regionale archeologico

contrada San Nicola
raccoglie reperti dall’epoca preistorica, archeologici delle vicine necropoli

Agrigento – Antiquarium di villa Aurea
via dei Templi
raccolta di materiale archeologico

Agrigento – Casa di Pirandello
contrada Caos
nella casa museo, sono conservate fotografie, libri e locandine delle sue opere

Agrigento – Museo Civico sezione Antropologica

cortile S. Spirito
nel Monastero di Santo Spirito, fine XIII secolo, sono raccolti oggetti di vita contadina, attrezzi di uso quotidiano e da lavoro

Cattolica Eraclea (AG) Antiquarium di Eraclea Minoa
frazione Eraclea Minoa
raccolta di reperti che testimoniano i vari insediamenti nella città di Eraclea Minoa

Sambuca di Sicilia (AG) Museo Etno-Antropologico della Terra di Zabut
vicolo Saraceno II
nel museo sono illustrati i cicli completi del grano e del formaggio

Sciacca (AG) Antiquarium di Monte Krone
località Monte Krone
raccolta di materiale archeologico dell’età neolitica aell’epoca greca

Sciacca (AG) Casa-Museo “F. Scaglione”

piazza Don Minzoni 1
nel museo sono conservati dipinti, stampe, sculture, ceramiche, materiale archeologico, numismatico

Caltanissetta – Museo Archeologico
via N. Colajanni 3
raccolta di reperti dall’era preistorica all’epoca romana

Caltanissetta – Museo d’Arte Sacra
viale Regina Margherita 29
raccolta di opere a carattere sacro, quadri del XVII -XVIII secolo di pittori locali, argenteria, e paramenti

Caltanissetta – Museo del Folclore e delle Tradizioni Popolari
via N. Colojanni
nel museo sono esposti gruppi statuari in cartapesta e gesso, usati durante i riti della Settimana Santa e risalenti al XIX secolo

Caltanissetta – Museo Mineralogico e Palentologico della Zolfara

viale della Regione 71
nel museo sono conservati, minerali, rocce e fossili, attrezzature utilizzate nelle miniere di zolfo

Caltanissetta – Museo “M. Tripisciano”

salita Matteotti
raccolta di opere dello scultore Michele Tripisciano

Gela – Museo archeologico regionale (CL)

Corso Vittorio Emanuele 2
Il museo della storia di Gela antica e del suo territorio dall’età preistorica fino all’età medievale. Ceramiche, bronzi, monete. Di particolare importanza le collezioni Navarra e Nocera.

Marianopoli (CL) Museo Archeologico Regionale
piazza Garibaldi 1
nel museo sono esposti reperti ceramici preistorici, corredi di età greca, frammenti di ceramica attica a figure nere e rosse

Catania – Museo Regionale della Ceramica
via Roma
raccolta di materiali ceramico di età preistorica, protostorica, classica romana e paleocristiana, una sezione medievale e una sezione postmedievale e moderna

Catania – Museo Civico Belliniano
piazza San Francesco d’Assisi 3
nella casa museo sono conservati spartiti di musicisti italiani e stranieri dal 700 al 900.Raccolta di documenti lettere, quadri, e partiture autografe di Vincenzo Bellini

Catania – Museo Civico di castello Ursino
piazza Federico di Svevia
nel museo sono conservate sculture greche, romane, medievali rinascimentali e barocche, dipinti del XVI – XVIII secolo, bronzi, monete, ceramiche, arredi e oreficerie

Catania – Museo di Paleontologia
corso Italia 55
nel museo sono conservati fossili di molluschi e pesci

Catania – Museo di Zoologia
via Androne 81
nel museo e conservata una collezione didattica che comprende tutte le classi di vertebrati. Una collezione ornitologica provenienti da tutto il mondo

Aci Castello (CT) Museo Civico
c/o Castello Normanno
il museo comprende un importante orto botanico a cielo aperto, una collezione di materiale archeologico dal paleolitico all’età medievale, una fossili e minerali

Acireale (CT) Pinacoteca Zelantea
via Marchese di S. Giuliano 17
nella Pinacoteca sono conservati quadri del XVII – XIX secolo, stampe di Guido Reni, una collezione di armi risorgimenti e una di reperti archeologici greco-romani

Bronte (CT) Museo di Civiltà Contadina
via Schelero 34
in un’antica cartiera araba del XI secolo, sono raccolte testimonianze della civiltà contadina locale

Caltagirone (CT) Musei Civici e Pinacoteca “L. STurzo”
via Roma 10
raccolta di tele dal XVi al XX secolo, una collezione di ceramiche siciliane, reperti archeologici dalla preistoria all’età greca

Caltagirone (CT) Museo Regionale della Ceramica
via Roma
raccolta di materiale ceramico di età preistorica, protostorica, classica romana e paleocristiana. Una sezione medievale e una sezione postmedievale e moderna

Militello in Val di Catania (CT) Museo di San NIcolò
via Umberto 67
raccolta di opere in prevalenza di arte sacra, dal XVII al XIX secolo

Militello in Val di Catania (CT) Tesoro di santa Maria La Stella
piazza santa Maria La Stella
il Tesoro della chiesa comprende argenterie del XVi – XVIII secolo e paramenti sacri

Mineo (CT) Museo Capuaniano
piazza Buglio
nel museo è conservata la biblioteca personale e i manoscritti di Luigi Capuana, quadri e mobili dello studio dello scrittore

Nicolosi (CT) Museo Vulcanologico Etneo
piazzale Cantoniera Etna
nel museo sono raccolti minerali, campioni lavici, trattati scientifici, filmati e fotografie relative all’Etna

Ramacca (CT) Museo Civico Archeologico
via Manzoni 2
raccolta di materiale archeologico proveniente dal territorio di Ramacca

Randazzo (CT) Collezione Archeologica “P. Vagliasindi”
piazza Rabatà 2
raccolta di reperti ceramici di età greca, reperti bronzi greci e romani, monete in bronzo e vetro di età greca, romana, bizantina e araba

Randazzo (CT) Museo Civico di Scienze Naturali
via Cesare Beccaria 1
nel museo si possono visitare le sezioni mineralogica, paleontologica, ornitologica e ornitologica didattica. Raccolta di esemplari di uccelli, di conchiglie, minerali e della fauna marina

Enna – Museo “Alessi”
via Roma 509
il museo comprende le collezioni “Alessi” e il Tesoro del Duomo. raccolta di paramenti sacri dal 600 in poi, dipinti del 700 800, argenti, ori, monete greco-sicule e romane, reperti archeologici greco-romani

Enna – Museo Archeolgoico di Palazzo Varisano
piazza Mazzini
raccolta di reperti archeologici dall’età preistorica al periodo dell’ellenizzazione

Aidone (EN) Museo Archeologico
largo Torres Trupia
nel Convento dei Cappuccini sono esposti reperti archeologici provenienti dagli scavi di Morgantina,

Messina – Museo Regionale
viale della Libertà 465
raccolta di testimonianze sulla cultura bizantina, normanna, gotica. Testimonianze sull’influenza fiamminga su Antonello da Messina, raccolta di opere della cultura messinese del XVII -XVIII secolo

Capo d’Orlando (ME) Antiquarium Comunale “Agatirnide”
Via N.Mancari

raccolta di reperti archeologici, dal periodo Ausonio (XII-XIII sec. a. C.) al periodo bizantino (VI-VII sec.  d.C.), rinvenuti nel territorio di Capo d’Orlando, l’antica Agatirno.

Capo d’Orlando (ME) Museo Fondazione “Famiglia Piccolo di Calanovella”

Km 109 S.S. 113 località Vina


Giardini Naxos (ME) Museo Archeologico di Naxos
via Naxos
raccolta di reperti archeologici del VIII – VI secolo a. C. provenienti dagli scavi dell’ anticà città di Naxos:

Mistretta (ME) Museo Civico Polivalente
corso Umberto
nel museo si può visitare una sezione preistorica con reperti eneolitici, eneolitici e dell’età del bronzo, una sezione di archeologica classica, una vulcanologica, una paleontologica del Quaternario

Patti (ME) Antiquarium
via del Teatro Greco
raccolta di reperti archeologici greco-romani, dipinti settecenteschi e oggetti della civiltà silvo-pastorale

Roccavaldina (ME) Raccolta di Vasi da Farmacia
piazza Umberto I
nella zona Archeologica e documentata la storia e la topografia dell’antica città di Tyndaris. Raccolta di reperti archeologici di età greco-romana, capitelli, frammenti scultorei e architettonici, statue onorarie del periodo imperiale

San Salvatore di Fitalla (ME) Museo Siciliano delle Tradizioni Religiose

via Umberto I
in una farmacia del XVI secolo sono conservati vasi e alambicchi

Sant’Agata di Militello (ME) Museo dei Nebrodi
via E. Cosenz
nel museo si può visitare la sezione tematica con costumi delle confraternite, statuari devozionali,

Santa Lucia del Mela (ME) Museo Diocesano

piazza Duomo
il museo è suddiviso in una sezione di civiltà contadina, una del folklore e una di costumi tradizionali

Savoca (ME) Museo del Mondo Contadino

piazza G. D’Annunzio
raccolta di paramenti e oggetti sacri, ori e argenti del 700-800, dipinti data dal 500 all’800. Raccolta etnografica sulla cultura contadina

Scaletta Zanclea (ME) Museo Etno-Antropologico

località Scaletta Superiore
nel museo sono raccolti documenti sulla civiltà contadina attraverso la ricostruzione dei cicli produttivi e di alcuni ambienti della casa

Ragusa – Castello di Donnafugata
frazione Donnafugata
all’interno del Castello Normanno sono raccolti documenti, stampe, fotografie, divise, armi e armature, medaglie, sul territorio

Ragusa – Museo archeologico di Kamarina
strada prov Santa Croce Scoglitti
nell’antico castello sono conservati arredi e dipinti a partire dal 600 fino ai primi decenni del secolo contemporaneo

Ragusa – Museo archeologico Ibleo
via Nataletti
nel museo sono esposti reperti archeologici provenienti dalla città e dalla necropoli di Kamarina

Ispica (RG) Antiquarium del Parco della Forza
frazione Cava d0Ispica
raccolta di reperti archeologici del periodo preistorico, greco, romano e tardo romano provenienti dagli scavi sul territorio dell’antica Hybla Herariea e della necropoli di Kamarina

Modica (RG) Museo Civico “F. L. Belfiorno”
via Mercè
raccolta di reperti archeologici, monete e anfore. Collezioni di ceramica dell’età preistorica e protostorica, del periodo protoconrizio, corinzio, ellenistico, bizantino e medievale

Modica (RG) Museo Ibleo delle Arti e Tradizioni Popolari “S. A: Guastella”
via Mercè
nell’ex Convento dei Mercedari del XVIII secolo, sono esposti reperti archeologici, vasellame, monete e frammenti dal periodo neolitico all’età paleocristiana

Vittoria (RG) Museo Polivalente
piazza Enriquez 15
raccolta di materiale sulla civiltà locale

Siracusa – Galleria Regionale Palazzo Bellomo
via Capodieci 14-16
nel museo sono raccolti gli attrezzi della bottega del carrettiere e del vinaio, e alcune macchine teatrali

Siracusa – Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”
viale Teocrito 66
il museo comprende una sezione di scultura con materiale di età tardo antica, alto medievale, medievale e rinascimentale, una pinacoteca con dipinti dal 300 al 700

Siracusa – Museo del Papiro
viale Teocrito 66
IL museo è suddiviso in tre settori: il primo settore contiene reperti antichi dal paleolitico, al neolitico fino all’età storica, il secondo settore è dedicato alle colonie greche con reperti provenienti da Megara Hyblaea e da Siracusa, ceramiche greche, e importanti frammenti architettonici dei santuari siracusani dell’Apollonion e dell’Athenaion, il terzo settore è dedicato a reperti archeologici di una stipe votica rinvenuti nei pressi di Francavilla, materiali da vecchi scavi eseguiti a Gela e ad Agrigento

Augusta (SR) Antiquarium di Megara Hyblaea
contrada Megara Giannalena
raccolta di papiri antichi del XV secolo a. C., papiri prodotti a Siracusa dall’800, barche e manufatti in papiro,

Palazzolo Acireale (SR) Casa Museo “A. Uccello”
via Niccolò Machiavelli 19
raccolta di reperti archeologici rinvenuti nella colonia greca di Hyblaea dal VIII – III a. C.

Trapani – Museo di Preistoria
via Torre di Ligny
raccolta di vasellame e monete dall’antichità fino al Medioevo

Trapani – Museo Regionale “Conte Agostino Pepoli”
via Conte A. Pepoli 196
raccolta di reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica

Buseto Palizzolo (TP) Museo della Civiltà Locale
vicolo Maranzano
nell’ex Convento dell’Annunziata del XVIII secolo, sono raccolti reperti di età preistorica, greca e romana, raccolta di monete, sono esposti frammenti e sculture medievali e rinascimentali, una collezione di coralli di artigianato trapanese

Calatafimi (TP) Museo Etno-Entropologico
corso Vittorio Emanuele
raccolta di attrezzi da lavoro, costumi e corredi, arredi della casa contadina, mezzi di trasporto

Castelvetrano (TP) Museo del Vino e delle Cantine Montalto srl)
strada statale 115 km 104
raccolta di materiale sul lavoro contadino e artigiano

Erice (TP) Museo Agro-Forestale S- Matteo
contrada S- Matteo
all’interno di una vecchia fattoria. è riprodotta la tipica cucina contadina e sono raccolti attrezzi agricoli utilizzati per la produzione dell’olio e del vino

Erice (TP) Museo Civico “A. Cordici”
piazza Umberto I
raccolta di esemplari della flora e della fauna del territorio, attrezzi agricoli e di uso domestico

Gibellina (TP) Fondazione Orestiadi
località Baglio di Stefano
raccolta di reperti archeologici di epoca punica, romana, greca, di dipinti dal XVII al XVIII secolo, paramenti sacri del 600 e 700

Gibellina (TP) Museo Civico d’arte Contemporanea
viale Segesta
la pinacoteca raccoglie opere di arte contemporanea, con opere di Guttuso e Cagli, raccolta di reperti archeologici, costumi, ceramiche, ricami e gioielli

Gibellina (TP) Museo Etno-Antropologico della Valle del Belice
via Vespri Siciliani
raccolta di opere di artisti contemporanei italiani e stranieri

Marsala (TP) Enomuseum
contrada Berbara 388
ricostruzione di ambienti arredati di una antica casa contadina

Marsala (TP) Ente Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea “Città di Marsala”

via XI Maggio
raccolta di materiale utilizzato nel ciclo produttivo del vino, dagli attrezzi agricoli agli arnesi per costruire le botti

Marsala (TP) Museo Archeologico “Baglio Anselmi”
via Capo LIlibeo 34
esposizione di dipinti e sculture di artisti contemporanei italiani e stranieri

Marsala (TP) Museo degli Arazzi
via G. Garaffa 37
raccolta di reperti archeologici del IV secolo a. C. rinvenuti nel territorio di Lilineo antico nome di Marsala

Marsala (TP) Museo “G. Whitaker”
Isola di Mozia
nella Chiesa Madre sono esposti arazzi fiamminghi, realizzati nel 500

Mazara del Vallo (TP) Museo Civico
piazza Plebiscito 2
raccolta di reperti archeologici, oggetti e vetri fenici, maschere di terracotta e urne funerarie rinvenute nella necropoli di Mothia

Mazara del Vallo (TP) Museo Diocesano
via dell’Orologio 3
raccolta di reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Mazara, esposizione di dipinti dal 700 ai giorni nodri

Paceco (TP) Museo del Sale
via delle Saline
raccolta di oggetti di arte sacra databili dal 300 al 400 con calici, ostensori e croci

Paceco (TP) Museo Preistorico
via Nunzio Agate 46
all’interno della Salina Culcasi sono raccolti oggetti, attrezzi e materiale che documenta la produzione del sale

Salemi (TP) Mostra di Cimeli del Risorgimento
via F. D’Aguirre
all’interno della Biblioteca Comunale, sono conservati reperti risalenti al paleolitico superiore e al neolitico

Salemi (TP) Museo Civico
via F. D’Aguirre
raccolta di armi e documenti originali sugli episodi risorgimentali del 1848 1860

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Leccio – Quercus ilex L.

Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Fagaceae

Diffusa in tutto il Bacino del Mediterraneo. Specie termofila caratteristica della macchia mediterranea, si trova dal livello del mare fino a 600 m (anche più in alto nel Sud Italia). E’ una delle querce sempreverdi. Molto longevo, può raggiungere i mille anni.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento
Alto fino a 25 metri con chioma densa, sempreverde, molto scura.
Tronco e corteccia
Tronco diritto e robusto con corteccia rugosa grigio-brunastra, screpolata in placchette subrettangolari.
Foglie
Persistenti, coriacee, variano molto nella forma e nelle dimensioni. Sono lunghe al massimo 7 cm, con breve picciolo; lamina superiore glabra, vere scuro e lucida, inferiore tomentosa, grigiastra con nervature rilevate.
Strutture riproduttive
I fiori maschili sono disposti in glomeruli che formano amenti filiformi, mentre quelli femminili, con breve peduncolo, si trovano sui rami soli o in gruppi di 2-3. La ghianda è lunga fino a 3 cm e presenta una cupola grigio chiaro con squamette appressate.

Usi

Ricco di tannino, il legno di leccio è molto duro e di difficile lavorazione. Usato specialmente come pianta forestale e per alberare strade e parchi.

Ficodindia o Fico d’India – Opuntia ficus-indica L.

Generalità

Il Ficodindia (Opuntia ficus-indica L.) appartiene alla Famiglia delle Cactaceae.
Il genere Opuntia è composto da circa 200 specie.
Il Fico d’India è originario dell’America ed è stato introdotto in Europa dopo la scoperta del Nuovo Continente.
Grazie alla sua elevata adattabilità, si è diffusa, oltre all’America centrale e meridionale, in Sud-Africa e nel Mediterraneo (in Sicilia è oggetto di coltura specializzata).
Ha un fusto costituito da cladodi (pale) succulenti in grado di compiere la fotosintesi clorofilliana, da piccole foglie caduche e da numerose spine, molto piccole, disposte intorno alle gemme.
I fiori gialli, a coppa, compaiono in primavera-estate. Il frutto è una bacca uniloculare, carnosa e polispermica.
Un’elevata variabilità nella forma, dimensioni, colore dei frutti e caratteristiche qualitative è riscontrabile non solo tra le diverse specie e biotipi, ma anche nel loro interno.
I semi sono numerosi (da circa 100 a oltre 400 per frutto), di forma discoidale e di diametro pari a circa 3-4 mm. Sono frequenti anomalie dei frutti.
E’ una tipica pianta aridoresistente, richiede temperature superiori a 0 °C, terreni leggeri, senza ristagni idrici, a reazione neutra o subalcalina. Qualora la produzione principale sia basata sui “bastardoni”, richiede che in ottobre-novembre si verifichi un andamento climatico che permetta la maturazione di tali frutti.

Varietà

In Italia si sono affermate tre principali varietà, Gialla, Bianca e Rossa o Sanguigna, la cui denominazione deriva dal colore del frutto, mentre una varietà denominata Apirena, caratterizzata da un maggior numero di semi abortiti, è raramente presente in coltivazione. In genere si consiglia la coltivazione di tutte le varieta’ in modo da fornire al mercato un prodotto caratterizzato da un diverso cromatismo.

Tecnica colturale

La propagazione si può attuare per seme o per via vegetativa.
Negli impianti specializzati le piante, ottenute per talea partendo da cladodi di due anni con 2-3 cladodi di un anno, possono essere messe a dimora sia con sesti dinamici di m 2-3 x 4-5, e diradate poi sulla fila al 5°-&° anno, oppure con sesti definitivi di m 5-7 x 4-5.
Le piante vengono allevate con forme di allevamento assimilabili al vaso o al cespuglio. La potatura di produzione, da eseguirsi in primavera o a fine estate, deve impedire il contatto tra i cladodi, oltre ad eliminare quelli malformati e lesionati. Un’operazione tipica e’ la “scozzolatura”, cioe’ l’eliminazione dei giovani cladodi e dei fiori emessi dalla pianta in primavera a seguito della ripresa vegetativa, da eseguirsi in maggio-giugno al fine di favorire i fiori che origineranno i “bastardoni”. Richiede qualche lavorazione molto superficiale per eliminare le erbe infestanti, un’adeguata concimazione fosfo-potassica e, se possibile, organica. Per la produzione dei frutti agostani non e’ necessaria l’irrigazione; necessita di acqua nella produzione dei “bastardoni”.

Produzioni

I frutti vengono raccolti a piu’ riprese. In coltura irrigua si possono ottenere produzioni di 250-300 quintali ad ettaro. Dopo la raccolta, i frutti possono essere frigoconservati a 6 °C per 2-3 mesi. Un impianto specializzato ha una durata di circa 30-35 anni.
I frutti sono consumati freschi, ma vengono anche usati per produrre marmellate, bevande, sciroppi, farina ed oli di semi. I cladodi sono trasformati o consumati come vegetali, in Messico. Spesso il ficodindia è usato per scopi ornamentali, come mangime per bestiame, nella produzione di cosmetici e in alcuni settori industriali e farmaceutici.

Eucalipto rostrato – Eucalyptus camaldulensis Dehnh.

Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Mirtacee

Leucalipto è una pianta originaria dell’Australia temperata. In Italia è stato introdotto ed è largamente diffuso nelle regioni mediterranee. Predilige terreni sciolti e profondi, soprattutto sabbiosi. Pianta molto resistente all’aridità nei periodo estivo.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento
Alto fino a 40-50 metri, con chioma espansa specie in verticale.
Tronco e corteccia
Tronco slanciato ed eretto, corteccia liscia, bianco verdognola che si sfalda in placche caduche più scure di varia forma.
Foglie
Lanceolate falciformi, sempreverdi, scarsamente aromatiche, lunghe fino a 22 cm e larghe 1-1,5 cm.
Strutture riproduttive
I fiori (compaiono in primavera-estate) sono giallognoli, odorosi, peduncolati, riuniti in ombrellette peduncolate formate da 5-10 elementi. Il frutto è un pissidio emisferico di 7-8 mm, che si apre a maturità per 4 valve; i semi, numerosi, sono di colore bruno.

Usi

In Italia l’eucalipto rostrato è stato molto impiegato nel Meridione e nelle isole. E’ una specie a rapido accrescimento, frugale, usata nei rimboschimenti delle dune sabbiose, nella realizzazione di fasce frangivento, nelle alberature stradale e nell’arboricoltura da legno. In passato si pensava potesse tenere lontana la zanzara anofele, vettore della malaria, grazie ai terpeni contenuti nelle foglie. In realtà l’effetto antimalarico era dovuto al prosciugamento del terreno effettuato dai rimboscimenti con eucalipto. Dalle foglie è possibile estrarre l’ eucaliptolo, olio etereo di uso medicinale.

Olivo – Olea europaea L.

Generalità

La zona di origine dell’Olivo (Olea europaea L. si ritiene sia quella sud caucasica (12.000 a.c) sebbene molti la considerino una pianta prettamente mediterranea. Questa, infatti, si è ambientata molto bene nel bacino mediterraneo soprattutto nella fascia dell’arancio dove appunto la coltura principe è quella degli agrumi associata in ogni modo a quella dell’olivo: in questa fascia sono compresi paesi come l’Italia, il sud della Spagna e della Francia, la Grecia e alcuni Paesi mediorientali che si affacciano sul Mediterraneo orientale.
L’olivo coltivato appartiene alla vasta famiglia delle oleaceae che comprende ben 30 generi (fra i quali ricordiamo il Ligustrum, il Syringa e il Fraxinus); la specie è suddivisa in due sottospecie, l’olivo coltivato (Olea europaea sativa) e l’oleastro (Olea europaea oleaster).

Caratteri botanici

L’olivo è una pianta assai longeva che può facilmente raggiungere alcune centinaia d’anni: questa sua caratteristica è da imputarsi soprattutto al fatto che riesca a rigenerare completamente o in buona parte l’apparato epigeo e ipogeo che siano danneggiati. L’olivo è inoltre una pianta sempreverde, ovvero la sua fase vegetativa è pressoché continua durante tutto l’anno, con solo un leggero calo nel periodo invernale. Inizio la descrizione dalla zona epigea fino a giungere a quella ipogea.
L’olivo è una specie tipicamente basitone, cioè che assume senza intervento antropico la forma tipicamente conica.
Le gemme sono prevalentemente di tipo ascellare: da notare che in piante molto vigorose oltre che alle gemme a fiore (producono frutti con i soli primordi di organi produttivi) e a legno si possono ritrovare anche gemme miste (che producono sia fiori che foglie e rami).
I fiori sono ermafroditi, piccoli, bianchi e privi di profumo, costituiti da calice (4 sepali) e corolla (gamopetala a 4 petali bianchi). I fiori sono raggruppati in mignole (10-15 fiori ciascuna) che si formano da gemme miste presenti su rami dell’anno precedente o su quelli di quel annata. La mignolatura è scalata ed inizia in maniera abbastanza precoce nella parte esposta a sud. L’impollinazione è anemofila ovvero ottenuta grazie al trasporto di polline del vento e non per mezzo di insetti pronubi (impollinazione entomofila).
Le foglie sono di forma lanceolata, disposte in verticilli ortogonali fra di loro, coriacee. Sono di colore verde glauco e glabre sulla pagina superiore mentre presentano peli stellati su quella inferiore che le conferiscono il tipico colore argentato e la preservano a loro volta da eccessiva traspirazione durante le calde estati mediterranee.
Il frutto è una drupa ovale ed importante è che è l’unico frutto dal quale si estrae un olio (gli altri oli si estraggono con procedimenti chimici o fisici da semi). Solitamente di forma ovoidale può pesare da 2-3 gr per le cultivar da olio fino a 4-5 gr nelle cultivar da tavola. La buccia, o esocarpo, varia il suo colore dal verde al violaceo a differenza delle diverse cultivar. La polpa, o mesocarpo, è carnosa e contiene il 25-30 % di olio, raccolto all’interno delle sue cellule sottoforma di piccole goccioline. Il seme è contenuto in un endocarpo legnoso, anche questo ovoidale, ruvido e di colore marrone: è facile trovare noccioli sprovvisti di embrione, soprattutto nelle cultivar Montalcino e Rossellino, che determina un deprezzamento del prodotto.
Il tronco è contorto, la corteccia è grigia e liscia ma tende a sgretolarsi con l’età; il legno è di tessitura fine, di colore giallo-bruno, molto profumato (di olio appunto), duro ed utilizzato per la fabbricazione di mobili di pregio in legno massello. Caratteristiche del tronco, sin dalla forma giovanile, è la formazione di iperplasie (ovuli, mamelloni, puppole) nella zona del colletto appena sotto la superficie del terreno; simili strutture si possono ritrovare inoltre sulla branche: comunque queste formazioni sono date non da fattori di tipo parassitario ma da squilibri ormonali e da eventi di tipo microclimatico.
Le radici sono prevalentemente di tipo fittonante nei primi 3 anni di età, dal 4° anno in poi si trasformano quasi completamente in radici di tipo avventizio, superficiali e che garantiscono alla pianta un’ottima vigorosità anche su terreni rocciosi dove lo strato di terreno che contiene sostanze nutrienti è limitato a poche decine di centimetri.

Raccolta

Per le olive non esiste un’epoca di raccolta ben precisa. Le olive si dividono, a seconda della maturazione dei frutti, in: a maturazione scalare, a maturazione contemporanea.
Inoltre a differenza della loro precocità si suddividono in: precoci (Leccino, Rosciola e Moraiolo), medio-precoci (Cardoncella) e tardive (Frantoio).
Per le olive da olio si decide di effettuarla (solitamente dalla metà di Ottobre a tutto il mese di Dicembre) quando i frutti sono giunti a maturazione: il che si deduce dall’invaiatura del esocarpo (tipica e differente tra cultivar e cultivar); nelle olive da tavola la brucatura si può attuare sia prima che dopo l’invaiatura (a seconda delle lavorazioni che dovranno subire).
Importante, soprattutto per le olive da olio, è stimare bene il momento della loro raccolta tenendo a mente alcuni considerazioni:
– la cascola pre-raccolta causa delle perdite significative sulla futura produzione di olio; il prodotto ottenuto comunque da olive cascolate è di qualità scadente: nelle cultivar soggette a tale fenomeno è bene anticipare la raccolta;
– anticipando la raccolta si evitano sia danni da eventi atmosferici che da attacchi parassitari;
– le olive raccolte precocemente, con maturazione comunque già conclusa, hanno sia sapore più gradevole sia acidità più bassa sia resa di olio migliore;
– la prolungata permanenza dalle olive già mature sulla pianta porta le nuove gemme a non differenziarsi, favorendo così l’alternanza di produzione.
La raccolta delle olive si può effettuare sia manualmente sia meccanicamente. Quella manuale si divide in tre tipi diversi;
– brucatura: i frutti sono asportati grazie al solo ausilio delle mani e si depositano in ceste o canestri. Si arriva a 5-10 kg/h di olive da olio fino a 10-20 kg/h per quelle da tavola;
– pettinatura: le drupe vengono ‘pettinate’ o ‘strisciate’ con attrezzi detti pettini, mansalva e manrapida, e fatte cadere su teli o reti poste sotto gli alberi. La resa si aggira attorno a 15-25 kg/h per entrambe le categorie.
– raccattatura: praticata soprattutto in Liguria, Puglia e Sicilia e consiste nel raccogliere l’oliva quando questa è caduta naturalmente senza dover far intervenire manodopera come per i casi precedenti.
Invece quella meccanizzata si attua con i seguenti tipi di macchina:
– ganci o pettini oscillanti che, azionati da compressori e portati all’estremità di aste, permettono di raddoppiare la resa oraria;
– scuotitori da applicare alle branchie o direttamente al tronco. Ci sono in commercio macchinari scuoti-raccoglitrici che abbinano l’apparato scuotitore a quello di intercettazione del prodotto.

Corbezzolo – Arbutus unedo L.

Generalità

Il Corbezzolo (Arbutus unedo L.) e’ originario del bacino del Mediterraneo e costa atlantica fino all’Irlanda. Appartiene alla Famiglia delle Ericaceae. Si dimostra una delle specie mediterranee meglio adatte agli incendi. Infatti sui terreni acidi l’incendio ripetuto favorisce il corbezzolo, capace di emettere rapidamente da terra nuovi turioni dopo il passaggio del fuoco, imponendosi sulle altre specie. Alberello sempreverde alto 5-6 m (a volte fino a 10 m), con portamento spesso arbustivo.
Il tronco presenta una scorza sottile, finemente e regolarmente desquamata in lunghe e strette placche verticali di colore bruno-rossastro.

Fiorisce da ottobre a dicembre e fruttifica nell’autunno seguente. Il frutto e’ una bacca globosa di 1-2 cm, rosso scura a maturita’, edule, con superficie ricoperta di granulazioni; polpa carnosa con molti semi.

Tecnica colturale

E’ una pianta che si riproduce facilmente sia per seme che per talea.

Produzioni

Raro l’utilizzo allo stato fresco.
La trasformazione prevede: marmellate, gelatine, sciroppi, succhi, creme, salse e canditi.
Se fermentati danno il vino di corbezzole e distillati con proprietà digestive.
Dai frutti, foglie e fiori si estraggono principi attivi con proprietà astringenti, antisettiche, antinfiammatorie, antireumatiche.
La corteccia contiene tannini utilizzati industrialmente, per la produzione di coloranti e per la concia delle pelli.
Data la rapidità di accrescimento, trova impiego nei rimboschimenti per scopi ambientali, protettivi e antierosivi. Viene utilizzato nel settore florovivaistico per scopo ornamentale. Poiche’ i fiori appaiono in autunno-inizio inverno, allorche’ i frutti dell’anno precedente sono maturi, il valore ornamentale della pianta e’ molto incrementato da tale particolarita’.

Vite – Vitis vinifera L.

Generalità (Origine e classificazione)

La Vitis vinifera è nota anche come vite europea, anche se più propriamente dovrebbe essere definita euroasiatica; l’areale di origine non è ben definito (un tempo si pensava proveniente dalla Trancaucasia). Compare in Europa verso la fine del Terziario, ma la sua utilizzazione risale al Neolitico (nell’Europa mediterranea veniva coltivata per produrre uve da vino mentre nell’Europa caucasica per la produzione di uva da tavola).
Non è certo quando sia iniziata in Italia la viticoltura: le prime testimonianze nell’Italia del Nord risalgono al X secolo a.C. (in Emilia). Diffusa in più di 40 Paesi al mondo, anche se più della metà della produzione mondiale si ha in Europa.

Caratteri botanici

Per quanto riguarda le radici, a seconda che la pianta derivi da seme o da talea, si distinguono:
– radici fittonanti, cioè quelle originate dal seme e da cui derivano quelle di ordine inferiore e di minori dimensioni;
– radici avventizie, cioè quelle originatesi dalla talea, in genere vicino al nodo; sono di tipo fascicolato, di sviluppo omogeneo e da cui derivano quelle di ordine inferiore.
Il fusto o ceppo o tronco ha un aspetto contorto ed è avvolto dal ritidoma che si sfalda longitudinalmente. Il fusto è verticale ma può avere diversa inclinazione a seconda della forma di allevamento. Le ramificazioni sono chiamate germogli o pampini quando sono erbacee, tralci quando sono lignificate (sarmenti quando sono staccati dalla pianta dopo la potatura). Se derivano da rami di un anno sono chiamate cacchi, polloni invece se derivano da legno vecchio. I tralci sono costituiti da nodi e internodi (o meritalli) in numero e lunghezza variabile.
Le foglie della vite sono semplici, distiche e alterne. Sono formate da un picciolo di diversa lunghezza e da una lamina palmato-lobata con cinque nervature primarie che possono originare altrettanti lobi separati da insenature dette seni (foglie a forma intera, trilobata o pentalobata). Le foglie sono inoltre asimmetriche ed eterofille (cioè sullo stesso tralcio si hanno foglie di forma diversa). La foglia può essere ricoperta di peli.
Nella vite si trovano soltanto gemme che hanno origine dal meristema primario, e possono essere gemme pronte, ibernanti o normali e latenti.
I cirri o viticci sono organi di sostegno volubili; erbacei durante l’estate, lignificano con la fine del ciclo vegetativo.
I fiori della vite non sono singoli, ma riuniti a formare un’infiorescenza, detta grappolo composto o, meglio, racemo composto o pannocchia, inserita sul tralcio in posizione opposta alla foglia.
L’infiorescenza è costituita da un asse principale (rachide) sul quale sono i racimoli, divisi in vari ordini, l’ultimo dei quali è detto pedicello e porta il fiore. Il numero dei fiori per grappolo è molto variabile (fino a 100). I fiori sono ermafroditi, con calice con 5 sepali e corolla di 5 petali; cinque sono anche gli stami; l’ovario è bicarpellare e contiene 4 ovuli.
A seconda della vitalità degli organi maschili e femminili, sulla vite si possono trovare fiori ermafroditi, staminiferi e pistilliferi.
Oltre a questi tipi fondamentali ne possiamo avere altri, di tipo intermedio. I grappoli possono avere forma diversa a seconda della varietà.
Il frutto della vite è una bacca (acino), costituito da un epicarpo o buccia, dal mesocarpo o polpa (tessuto molle e succoso) e dall’endocarpo (tessuto membranoso in cui sono contenuti i semi o vinaccioli).

Vitigni di uve da vino

Nel contesto viticolo italiano sono più di 300 le varietà di uve da vino: alcune hanno grande diffusione, altre sono limitate a una o due province. Tra le tante ricordiamo:
Vitigni da uve bianche: Albana, Bombino Bianco, Catarratto; Insolia Bianca, Malvasie, Moscati, Pinots, Prosecco, Rieslings, Tocai Friulano, Trebbiani, Vernacce;
Vitigni da uve rosse: Aglianico, Barbera, Cabernets, Canaiolo, Cannonau, Dolcetto, Lambrischi, Marzemino, Melot, Nebbiolo, Pinot Nero, Sangiovese

Vitigni di uve da tavola

I principali vitigni ad uva da tavola sono:
Alphonse Lavaleé: ottenuto in Francia nella seconda metà dell’ottocento incrociando Bellino x Lady Downes Seedling; ottimo vitigno da tavola diffuso in molti paesi. Buona la resistenza al trasporto e la conservabilità sulla pianta; acino grosso o molto grosso, sferico, con buccia pruinosa e consistente, di colore blu-nero uniforme molto attraente, polpa croccante e succosa, dolce gradevole a sapore semplice.
Baresana: diversi sono i sinonimi di questa cultivar di origine antichissima e probabilmente di provenienza orientale: Turchesca, Uva Turca, Uva di Bisceglie, Lattuario bianco, Imperatore, Uva Sacra; vitigno ottimo e di grande qualità anche se non resiste molto bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o molto grosso, sferoide o ovoidale, con buccia di medio spessore, non molto consistente e poco pruinosa, di un colore giallo dorato chiaro o giallocereo, polpa piuttosto croccante e succosa a sapore semplice.
Cardinal: ottenuta nel 1939 da E. Suyder e F. Harmon in California dall’incrocio ‘Flame Tokay’ x ‘Ribier’ (A.
Lavallée) fu introdotta in Europa dopo la II guerra mondiale; è una delle migliori uve precoci rosse da tavola. A
maturazione va raccolta immediatamente in quanto non ha una grande resistenza sulla pianta; acino grosso, sferoidale, con buccia pruinosa di medio spessore, dal colore rosso violaceo non molto uniforme, polpa croccante, dolce gradevole a sapore neutro.
Conegliano 218: ottenuto dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, incrociando Italia x Volta (I.P. 105); molto simile al “fratello” Conegliano Precoce; apprezzato per la precocità ed il bell’aspetto dei grappoli; acino: media grandezza, di peso medio gr 6,5, rotondo o sub-rotondo, buccia pruinosa di colore nero violaceo intenso, polpa soda succosa, dolce, gradevole con gusto leggermente aromatico.
Conegliano Precoce: ottenuto dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, incrociando Italia x Volta (I.P. 105); è un vitigno molto interessante per la precocità di maturazione e per il bel aspetto dei grappoli; compie il suo ciclo in 90-95 giorni. Resiste molto bene alle crittogame ed al marciume; si conserva bene ed ha una buona resistenza ai trasporti; acino media grandezza, di peso medio gr 5,5, rotondo o sub-rotondo, buccia pruinosa di colore nero violaceo intenso, polpa soda succosa, dolce, gradevole con gusto leggermente aromatico.
Isabella: vitigno ibrido produttore diretto ottenuta incrociando Vitis vinifera x Vitis Lambrusca; è vietata la vinificazione sia per leggi vigenti, sia perché si può ottenere un vino con alta percentuale di alcol metilico; adatta ad essere piantata vicino alle abitazioni per formare pergolati, non occorrono particolari trattamenti; anche come
uva da tavola si sta riscoprendo come “vecchio vitigno”; acino piccolo, ovale, con buccia grossa, coriacea e leggermente pruinosa, di un colore nero violaceo, polpa soda e succosa, di colore rosso scuro con il tipico sapore volpino o foxy (di fragola).
Italia: ottenuto dal prof. Pirovano nel 1911 incrociando Bicane x Moscato d’Amburgo è tra i principali vitigni da tavola a livello mondiale. In Francia è chiamato “Ideal”; è tra i vitigni da tavola più richiesti dal mercato per la bellezza dei suoi grappoli, per gli acini gustosi e croccanti e per la ottima resistenza ai trasporti e alla conservabilità; acino grosso o molto grosso, ellissoidale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante e succosa, dolce con gradevole aroma di moscato.
Matilde: ottenuto presso l’Istituto Sperimentale di Frutticoltura di Roma da P. Manzo incrociando Italia x Cardinal; vitigno ottimo per la sua precocità e l’aspetto del grappolo e dell’acino. Resiste molto bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o molto grosso (7gr), ovoidale, con buccia abbastanza sottile, consistente, di un colore giallo, polpa soda piuttosto croccante e succosa, di sapore leggermente aromatico.
Michele Palieri: ottenuto da M. Palieri a Velletri, incrociando l’Alphanse Lavallée x Red Malaga; buona la conservabilità e la resistenza ai trasporti; sta trovando una buona accoglienza sui mercati per le caratteristiche qualitative del grappolo oltre che al suo bel aspetto; acino grosso, ovale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore nero violaceo, polpa croccante, soda e succosa, dolce.
Moscato d’Adda: ottenuto a Vaprio d’Adda nel 1897 da Luigi Pirovano da vinaccioli di Moscato d’Amburgo; questa cultivar può essere considerata un miglioramento del Moscato d’Amburgo con caratteristiche commerciali
qualitativamente migliori; presenta una buona resistenza sia ai trasporti che alla conservazione sulla pianta ed in fruttaio; acino medio-grande, subsferoidale, con buccia molto pruinosa spessa e consistente, dal colore nero violaceo uniforme ed intenso; polpa carnosa, dolce, succosa dal gradevole sapore moscato.
Moscato d’Amburgo: originario dell’Inghilterra dove è chiamato “Black of
Alessandria”, dove era coltivato in serra, si è diffuso prima in Francia e più tardi in numerosi paesi viticoli; molto buona come sapore ma con caratteristiche commerciali (conservabilità, trasposto) non pienamente soddisfacenti; acino medio-grande, lievemente ellissoidale, con buccia molto pruinosa piuttosto sottile ma resistente, dal colore nero violaceo intenso; polpa abbastanza molle, dolce, succosa dal gradevole sapore moscato.
Moscato di Terracina: noto come “Moscato di Maccarese”, dal nome della principale zona di coltivazione, ma l’origine sembra invece della zona di Terracina (Latina); le migliori caratteristiche vengono esplicate nelle zone tipiche di coltivazione. A volte presenta grappoli troppo compatti che presentano una scarsa resistenza agli attacchi delle crittogame e ai trasporti; vitigno a duplice attitudine dal quale si ottengono vini speciali; acino medio, sferoide, con buccia spessa ma non molto resistente, pruinosa, di un colore giallo dorato o ambrato, polpa carnosa e succosa, dolce con un intenso aroma di moscato.
Noah: ibrido produttore diretto ottenuta incrociando Vitis Lambrusca x Vitis riparia; è vietata la vinificazione per gli stessi motivi dell’ibrido Isabella; si presta molto bene ad essere piantata vicino alle abitazioni per formare pergolati in quanto, in linea di massima, non occorrono trattamenti; acino piccolo, ovale, con buccia grossa, coriacea e poco pruinosa, di colore giallo verde, polpa soda e succosa, con il tipico sapore volpino o foxy (di fragola).
Perla di Csaba: ottenuta nel 1904 in Ungheria da seme di origine incerta da M. Stark; buone le caratteristiche gustative e la sua precocità ma inadatto ai trasporti e alla resistenza sulla pianta, perché preda di uccelli e api; acino medio-piccolo, sferoidale, buccia pruinosa, abbastanza spessa di colore giallo-chiara e polpa succosa, dolce, dal netto sapore di moscato.
Pizzutello Bianco: conosciuto con numerosi sinonimi quali Pizzutello di Tivoli, Uva Cornetta, Damasco, ecc.; l’origine si ritiene sia araba, forse siriana, introdotto in Europa con le invasioni arabe; ottime le caratteristiche qualitative e molto buona la resistenza sulla pianta; buona anche la conservabilità e la resistenza ai trasporti; acino medio-grande, caratteristicamente allungato e appuntito, piriforme, ricurvo a mezza luna, buccia leggermente pruinosa, abbastanza sottile ma resistente, di colore verde-gialla o giallo-dorato carico, polpa croccante, a sapore semplice, dolce e molto gradevole.
Regina: vitigno dalle origini antichissime, di probabile origine orientale (Siria), è coltivato in tutto il bacino Mediterraneo e oltre. In Italia esistono numerosi sinonimi quali Pergolona, Regina di Firenze, Menavacca, Inzolia Imperiale, Dattero di negroponte; all’estero la troviamo chiamata: Dattier de Beyrouth in Francia, Rasaki nelle isole greche, Afuz-Ali in Bulgaria, Aleppo in Romania, Waltam Cross in Australia e Sud Africa; ottima per il gusto e per le caratteristiche di conservabilità e di trasporto; rappresenta uno dei vitigni più diffusi nel mondo; acino grosso o molto grosso, ellissoidale breve o lungo, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato, polpa carnosa o croccante, dolce con sapore semplice.
Regina dei Vigneti: conosciuto anche come Incrocio Mathiasz 140 ottenuto nel 1916 dall’ungherese G. Mathiasz incrociando Regina Elisabetta x Perla di Csaba; buona è la precocità e le caratteristiche qualitative del prodotto tanto che è tra i principali vitigni coltivati in Italia; resiste discretamente sulla pianta ed ai trasporti; acino grosso o molto grosso, ellissoidale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato, polpa carnosa o croccante, dolce con sapore moscato assai gradevole.
S. Anna di Lipsia: selezione di una vecchia varietà (Luglienga) diffusa un po’ ovunque; è un vitigno d’interesse locale con buone le caratteristiche gustative e per la sua precocità ma inadatto ai trasporti e alla resistenza sulla pianta, perché preda di uccelli e api; acino medio, sferoidale, buccia sottile e pruinosa, di colore giallo-chiaro o verdastro, polpa succosa, dolce, gradevole.
Sultanina Bianca: cultivar d’origine antichissima, deriverebbe dall’Anatolia da dove si sarebbe diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo orientale; annovera parecchi sinonimi quale Kechmish in Persia, Coufurogo in Grecia, Sultana in Australia e Thompson Seedless in USA che è una selezione diffusa in California; ottima sia per il consumo fresco sia per la preparazione di succhi e distillati; è l’uva per eccellenza destinata all’appassimento; acino medio-piccolo, di forma ovoidale o ellissoidale, polpa croccante, di sapore semplice, zuccherina, assai gradevole, buccia poco pruinosa, sottile ma resistente, di colore giallo-dorato o giallo-chiaro; apirena.
Victoria: varietà selezionata in Romania da Lepadatu Victoria e Condei Gherghe incrociando Cardina x Afuz Ali; vitigno molto valido per la sua precocità, la produttività, l’aspetto del grappolo e dell’acino; resiste bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o medio-grosso (6,6gr), oblunga o ellittica, con elevata resistenza allo schiacciamento e al distacco, di colore giallo e sapore neutro.
Zibibbo: di origine incerta è diffuso da tempo antico lungo le coste del mediterraneo sembra che il nome derivi dal Capo Zibibb in Tunisia oppure dall’arabo zabeb che significa appassito; è conosciuto con tanti sinonimi come “Moscato d’Alessandria”, “Moscato di Pantelleria”, Salamanna in Toscana; è una varietà a duplice attitudine dalla quale si ottengono i famosi passiti di Pantelleria e Siciliani; ottima anche da mangiare allo stato fresco; acino grosso o molto grosso, ellissoidale o subsferoidale, con buccia spessa, consistente e pruinosa, di un colore giallo-verdastro o gialloambrato, polpa croccante, dolce con sapore intenso e tipico di moscato.
Altri vitigni da tavola: Schiava, Pause Precoce, Don Mariano, Moscato Giallo, Delizia di Vaprio, Pizzutello Nero.

IL PARCO SI PRESENTA

L’area del parco ricade nella frazione Scafa di Capo d’Orlando e risulta compresa tra il torrente Marcaudo, lato ovest, la S.S. 133, lato nord, il nucleo abitato di Scafa, lato est e lato sud.

La sua estensione è pari a circa 5,6 ha.; si sviluppa per la maggior parte in pendìo ed è “tagliata” all’interno da un percorso viario che consente di raggiungere ogni punto dell’intera area.

Dal punto di vista altimetrico la zona si sviluppa in una fascia compresa tra i 45  ed i 148 ml. s.l.m.e, nell’insieme, il luogo si presenta come una realtà fortemente caratterizzata in conseguenza della complessità della sua orografia, per la presenza di una fitta e quanto mai ricca vegetazione e per la sua ubicazione geografica che lo qualifica quale punto privilegiato di osservazione del vasto, vario ed ameno paesaggio che si offre allo spettatore quando il suo sguardo si volge sul promontorio del Capo, ad ovest, e seguendo l’azzurro stacco d’orizzonte marino rincorre le isole dell’Arcipelago Eoliano, ritornando, infine, sull’onda cerule che accarezza la zona del porto turistico e il sinuoso litorale di S. Gregorio.

La vegetazione esistente è caratterizzata da Eucaliptus, sulla fascia adiacente la S.S. 113, e da piante di Querce (Quercus ilex), di Castagni (Castanea sativa), di Pini, di Mimosa Acacia, di Nocciolo (Coriles avellana), insieme a diverse specie arbustive tipiche della Macchia Mediterranea (Roverelle, Corbezzoli, Capperi, Finocchio Selvatico, Ginestra, ecc…) e si registra anche la presenza, su una modesta porzione, di coltura mista di uliveto ed agrumeto tipica di questa zona climatica.

UN LABORATORIO DIDATTICO AMBIENTALE NEL PARCO DI SCAFA

“L’Archeoclub d’Italia, sede comprensoriale di Capo d’Orlando, oltre ad operare nel campo storico, archeologico e dei beni culturali in genere, opera anche nel campo dell’educazione ambientale con lo specifico obiettivo di svolgere attività educativa nelle scuole e suscitare negli alunni consapevolezza sui problemi legati all’ambiente, promuovendo atteggiamenti positivi e responsabili.

Con lo scopo di far conoscere e valorizzare la fitta vegetazione tipica della “macchia mediterranea” presente nel parco sub-urbano di contrada Scafa, attraverso l’organizzazione di attività didattiche e di educazione ambientale e visite guidate, è stato tenuto in affidamento dall’Archeoclub d’Italia fino al 2010, che aveva fatto espressa richiesta al Comune di Capo d’Orlando, l’utilizzo temporaneo di un edificio posto all’interno del parco.

Esso ha ospitato il “Laboratorio Didattico Ambientale” dell’Archeoclub, che si è posto come punto di aggregazione per l’espletamento di attività didattiche, visite guidate e progetti legati alla conoscenza e alla tutela ambientale”.

Carmelo Caccetta, presidente Archeoclub  Capo d’Orlando-Nebrodi

Bibliotheca Augustana, Tabula Peutingeriana, segmentum VII, Sarmatia Dalmatia Italia Meridiana Sicilia, Fachhochschule Augsburg, sito Internet: www.fh-augsburg.de

TABULA PEUTINGERIANA

Tabula Peutingeriana, itinerarium pictum, quae nunc Vindibonae in bibliotheca imperatoria conservatur, initio saeculi XVI a Conrado Celti Colmari inventa, tum Peutingero (Augusta Vindelicorum) testamento anno 1507 legata est. Segmentorum XII primum non iam exstat. Cetera singula alta sunt cm. 34, longa cm. 59-65. Tota tabula m. 6,82 longa est. Praeter ea nomina, quae in hac effigie deminuta inveniuntur, locorum in ipsa tabula certis signis distinctorum innumera alia viis adscripta sunt, quibus singula oppida coniuncta sunt, additis intervallorum mensuris (milia passum mp, Gallia: leuga = 1,5mp, Persida: parasanga = 4mp, mensura Indica = 2mp). Dubium non est, quin tabula ex vetustiore quodam exemplari sit descripta. Originaliter fortasse a tertio saeculo provenit; intra saeculum quartum cadit ultima redactio.

Segmentum VII

Sarmatica, Dalmatia, Italia Merridiana, Sicilia

Livio, XXVI, 40, 14-18, Sulle operazioni del console Levino nell’Agatirnide, durante la seconda guerra punica (210 a.C.)

Sulle operazioni del console Levino

nell’Agatirnide, durante la seconda

guerra punica (210 a.C.)


di Tito Livio (XXVI, 40, 14-18)

 

 

40. (…). Fama Agrigentinorum cladis Siciliam cun pervasisset, omnia repente ad Romanos inclinaverunt. Prodita brevi sunt viginti oppida, sex vi capta: voluntaria deditione in fidem venerunt ad quadraginta. Quarum civitatium principibus cunm pro cuiusque merito consul pretia poenasque exsoluisset, coegissetque Siculos positis tandem armis ad agrum colendum animos convertere, ut esset non incolarum modo alimentis frugifera insula, sed urbis Romae atque Italiae, id quod multis saepe tempestatibus fecerat, annonam levaret, ab Agathirna inconditam multitudem secum in Italiam transuexit. Quattuor milia hominum erant, mixti ex omni conluvione exsules obaerati capitalia ausi plerique cum in civitatibus suis ac sub legibus vixerant, et postquam eos ex variis causis fortuna similis conglobaverat Agathirnam per latrocinia ac rapinam tolerantes vitam. Hos neque relinquere Laevinus in insula tum primum nova pace coalescente velut materiam novandis rebus satis tutum ratus est, et Reginis usui futuri erant ad populandum Buttium agrum adsuetam latrociniis quaerentibus manum. Et quod ad Siciliam attinet eo anno debellatum est.

 

40. (…). Non appena si sparse per la Sicilia la notizia della caduta di Agrigento, tutto si volse repentinamente in favore dei Romani. Venti città capitolarono in breve tempo, sei prese con la forza; circa quaranta si arresero volontariamente. Il console [Levino], dopo che ebbe compensato o punito ciascuno per come aveva meritato i capi di quelle città, costrinse i Sicelioti a deporre finalmente le armi e a dedicarsi alla coltivazione della terra, in modo che l’isola non soltanto fornisse alimento ai suoi abitanti ma anche alleviasse il bisogno di grano della città di Roma e dell’Italia, cosa che in altre occasioni era già avvenuta, e da Agatirna trasferì con sé in Italia una moltitudine disordinata. Si trattava di quattromila uomini, una rozza mescolanza di gente di ogni specie, esuli carichi di debiti, la maggior parte rei di delitti capitali compiuti quando erano vissuti nelle loro città e sotto le loro leggi, i quali, allorché per varie cause una comune sorte li aveva ammassati ad Agatirna, là continuavano a vivere di furti e di rapine. Levino non ritenne prudente lasciare in Sicilia, che cominciava allora a riprendersi nella pace recente, tal sorta di gente, che sarebbe stata fomite di sovvertimenti, mentre questi uomini sarebbero stati utili a quelli di Reggio, che cercavano gente usa alle rapine de devastare il Bruzio. Per quanto riguarda la Sicilia in quell’anno la guerra ebbe fine.