Vite – Vitis vinifera L.

Generalità (Origine e classificazione)

La Vitis vinifera è nota anche come vite europea, anche se più propriamente dovrebbe essere definita euroasiatica; l’areale di origine non è ben definito (un tempo si pensava proveniente dalla Trancaucasia). Compare in Europa verso la fine del Terziario, ma la sua utilizzazione risale al Neolitico (nell’Europa mediterranea veniva coltivata per produrre uve da vino mentre nell’Europa caucasica per la produzione di uva da tavola).
Non è certo quando sia iniziata in Italia la viticoltura: le prime testimonianze nell’Italia del Nord risalgono al X secolo a.C. (in Emilia). Diffusa in più di 40 Paesi al mondo, anche se più della metà della produzione mondiale si ha in Europa.

Caratteri botanici

Per quanto riguarda le radici, a seconda che la pianta derivi da seme o da talea, si distinguono:
– radici fittonanti, cioè quelle originate dal seme e da cui derivano quelle di ordine inferiore e di minori dimensioni;
– radici avventizie, cioè quelle originatesi dalla talea, in genere vicino al nodo; sono di tipo fascicolato, di sviluppo omogeneo e da cui derivano quelle di ordine inferiore.
Il fusto o ceppo o tronco ha un aspetto contorto ed è avvolto dal ritidoma che si sfalda longitudinalmente. Il fusto è verticale ma può avere diversa inclinazione a seconda della forma di allevamento. Le ramificazioni sono chiamate germogli o pampini quando sono erbacee, tralci quando sono lignificate (sarmenti quando sono staccati dalla pianta dopo la potatura). Se derivano da rami di un anno sono chiamate cacchi, polloni invece se derivano da legno vecchio. I tralci sono costituiti da nodi e internodi (o meritalli) in numero e lunghezza variabile.
Le foglie della vite sono semplici, distiche e alterne. Sono formate da un picciolo di diversa lunghezza e da una lamina palmato-lobata con cinque nervature primarie che possono originare altrettanti lobi separati da insenature dette seni (foglie a forma intera, trilobata o pentalobata). Le foglie sono inoltre asimmetriche ed eterofille (cioè sullo stesso tralcio si hanno foglie di forma diversa). La foglia può essere ricoperta di peli.
Nella vite si trovano soltanto gemme che hanno origine dal meristema primario, e possono essere gemme pronte, ibernanti o normali e latenti.
I cirri o viticci sono organi di sostegno volubili; erbacei durante l’estate, lignificano con la fine del ciclo vegetativo.
I fiori della vite non sono singoli, ma riuniti a formare un’infiorescenza, detta grappolo composto o, meglio, racemo composto o pannocchia, inserita sul tralcio in posizione opposta alla foglia.
L’infiorescenza è costituita da un asse principale (rachide) sul quale sono i racimoli, divisi in vari ordini, l’ultimo dei quali è detto pedicello e porta il fiore. Il numero dei fiori per grappolo è molto variabile (fino a 100). I fiori sono ermafroditi, con calice con 5 sepali e corolla di 5 petali; cinque sono anche gli stami; l’ovario è bicarpellare e contiene 4 ovuli.
A seconda della vitalità degli organi maschili e femminili, sulla vite si possono trovare fiori ermafroditi, staminiferi e pistilliferi.
Oltre a questi tipi fondamentali ne possiamo avere altri, di tipo intermedio. I grappoli possono avere forma diversa a seconda della varietà.
Il frutto della vite è una bacca (acino), costituito da un epicarpo o buccia, dal mesocarpo o polpa (tessuto molle e succoso) e dall’endocarpo (tessuto membranoso in cui sono contenuti i semi o vinaccioli).

Vitigni di uve da vino

Nel contesto viticolo italiano sono più di 300 le varietà di uve da vino: alcune hanno grande diffusione, altre sono limitate a una o due province. Tra le tante ricordiamo:
Vitigni da uve bianche: Albana, Bombino Bianco, Catarratto; Insolia Bianca, Malvasie, Moscati, Pinots, Prosecco, Rieslings, Tocai Friulano, Trebbiani, Vernacce;
Vitigni da uve rosse: Aglianico, Barbera, Cabernets, Canaiolo, Cannonau, Dolcetto, Lambrischi, Marzemino, Melot, Nebbiolo, Pinot Nero, Sangiovese

Vitigni di uve da tavola

I principali vitigni ad uva da tavola sono:
Alphonse Lavaleé: ottenuto in Francia nella seconda metà dell’ottocento incrociando Bellino x Lady Downes Seedling; ottimo vitigno da tavola diffuso in molti paesi. Buona la resistenza al trasporto e la conservabilità sulla pianta; acino grosso o molto grosso, sferico, con buccia pruinosa e consistente, di colore blu-nero uniforme molto attraente, polpa croccante e succosa, dolce gradevole a sapore semplice.
Baresana: diversi sono i sinonimi di questa cultivar di origine antichissima e probabilmente di provenienza orientale: Turchesca, Uva Turca, Uva di Bisceglie, Lattuario bianco, Imperatore, Uva Sacra; vitigno ottimo e di grande qualità anche se non resiste molto bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o molto grosso, sferoide o ovoidale, con buccia di medio spessore, non molto consistente e poco pruinosa, di un colore giallo dorato chiaro o giallocereo, polpa piuttosto croccante e succosa a sapore semplice.
Cardinal: ottenuta nel 1939 da E. Suyder e F. Harmon in California dall’incrocio ‘Flame Tokay’ x ‘Ribier’ (A.
Lavallée) fu introdotta in Europa dopo la II guerra mondiale; è una delle migliori uve precoci rosse da tavola. A
maturazione va raccolta immediatamente in quanto non ha una grande resistenza sulla pianta; acino grosso, sferoidale, con buccia pruinosa di medio spessore, dal colore rosso violaceo non molto uniforme, polpa croccante, dolce gradevole a sapore neutro.
Conegliano 218: ottenuto dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, incrociando Italia x Volta (I.P. 105); molto simile al “fratello” Conegliano Precoce; apprezzato per la precocità ed il bell’aspetto dei grappoli; acino: media grandezza, di peso medio gr 6,5, rotondo o sub-rotondo, buccia pruinosa di colore nero violaceo intenso, polpa soda succosa, dolce, gradevole con gusto leggermente aromatico.
Conegliano Precoce: ottenuto dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, incrociando Italia x Volta (I.P. 105); è un vitigno molto interessante per la precocità di maturazione e per il bel aspetto dei grappoli; compie il suo ciclo in 90-95 giorni. Resiste molto bene alle crittogame ed al marciume; si conserva bene ed ha una buona resistenza ai trasporti; acino media grandezza, di peso medio gr 5,5, rotondo o sub-rotondo, buccia pruinosa di colore nero violaceo intenso, polpa soda succosa, dolce, gradevole con gusto leggermente aromatico.
Isabella: vitigno ibrido produttore diretto ottenuta incrociando Vitis vinifera x Vitis Lambrusca; è vietata la vinificazione sia per leggi vigenti, sia perché si può ottenere un vino con alta percentuale di alcol metilico; adatta ad essere piantata vicino alle abitazioni per formare pergolati, non occorrono particolari trattamenti; anche come
uva da tavola si sta riscoprendo come “vecchio vitigno”; acino piccolo, ovale, con buccia grossa, coriacea e leggermente pruinosa, di un colore nero violaceo, polpa soda e succosa, di colore rosso scuro con il tipico sapore volpino o foxy (di fragola).
Italia: ottenuto dal prof. Pirovano nel 1911 incrociando Bicane x Moscato d’Amburgo è tra i principali vitigni da tavola a livello mondiale. In Francia è chiamato “Ideal”; è tra i vitigni da tavola più richiesti dal mercato per la bellezza dei suoi grappoli, per gli acini gustosi e croccanti e per la ottima resistenza ai trasporti e alla conservabilità; acino grosso o molto grosso, ellissoidale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante e succosa, dolce con gradevole aroma di moscato.
Matilde: ottenuto presso l’Istituto Sperimentale di Frutticoltura di Roma da P. Manzo incrociando Italia x Cardinal; vitigno ottimo per la sua precocità e l’aspetto del grappolo e dell’acino. Resiste molto bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o molto grosso (7gr), ovoidale, con buccia abbastanza sottile, consistente, di un colore giallo, polpa soda piuttosto croccante e succosa, di sapore leggermente aromatico.
Michele Palieri: ottenuto da M. Palieri a Velletri, incrociando l’Alphanse Lavallée x Red Malaga; buona la conservabilità e la resistenza ai trasporti; sta trovando una buona accoglienza sui mercati per le caratteristiche qualitative del grappolo oltre che al suo bel aspetto; acino grosso, ovale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore nero violaceo, polpa croccante, soda e succosa, dolce.
Moscato d’Adda: ottenuto a Vaprio d’Adda nel 1897 da Luigi Pirovano da vinaccioli di Moscato d’Amburgo; questa cultivar può essere considerata un miglioramento del Moscato d’Amburgo con caratteristiche commerciali
qualitativamente migliori; presenta una buona resistenza sia ai trasporti che alla conservazione sulla pianta ed in fruttaio; acino medio-grande, subsferoidale, con buccia molto pruinosa spessa e consistente, dal colore nero violaceo uniforme ed intenso; polpa carnosa, dolce, succosa dal gradevole sapore moscato.
Moscato d’Amburgo: originario dell’Inghilterra dove è chiamato “Black of
Alessandria”, dove era coltivato in serra, si è diffuso prima in Francia e più tardi in numerosi paesi viticoli; molto buona come sapore ma con caratteristiche commerciali (conservabilità, trasposto) non pienamente soddisfacenti; acino medio-grande, lievemente ellissoidale, con buccia molto pruinosa piuttosto sottile ma resistente, dal colore nero violaceo intenso; polpa abbastanza molle, dolce, succosa dal gradevole sapore moscato.
Moscato di Terracina: noto come “Moscato di Maccarese”, dal nome della principale zona di coltivazione, ma l’origine sembra invece della zona di Terracina (Latina); le migliori caratteristiche vengono esplicate nelle zone tipiche di coltivazione. A volte presenta grappoli troppo compatti che presentano una scarsa resistenza agli attacchi delle crittogame e ai trasporti; vitigno a duplice attitudine dal quale si ottengono vini speciali; acino medio, sferoide, con buccia spessa ma non molto resistente, pruinosa, di un colore giallo dorato o ambrato, polpa carnosa e succosa, dolce con un intenso aroma di moscato.
Noah: ibrido produttore diretto ottenuta incrociando Vitis Lambrusca x Vitis riparia; è vietata la vinificazione per gli stessi motivi dell’ibrido Isabella; si presta molto bene ad essere piantata vicino alle abitazioni per formare pergolati in quanto, in linea di massima, non occorrono trattamenti; acino piccolo, ovale, con buccia grossa, coriacea e poco pruinosa, di colore giallo verde, polpa soda e succosa, con il tipico sapore volpino o foxy (di fragola).
Perla di Csaba: ottenuta nel 1904 in Ungheria da seme di origine incerta da M. Stark; buone le caratteristiche gustative e la sua precocità ma inadatto ai trasporti e alla resistenza sulla pianta, perché preda di uccelli e api; acino medio-piccolo, sferoidale, buccia pruinosa, abbastanza spessa di colore giallo-chiara e polpa succosa, dolce, dal netto sapore di moscato.
Pizzutello Bianco: conosciuto con numerosi sinonimi quali Pizzutello di Tivoli, Uva Cornetta, Damasco, ecc.; l’origine si ritiene sia araba, forse siriana, introdotto in Europa con le invasioni arabe; ottime le caratteristiche qualitative e molto buona la resistenza sulla pianta; buona anche la conservabilità e la resistenza ai trasporti; acino medio-grande, caratteristicamente allungato e appuntito, piriforme, ricurvo a mezza luna, buccia leggermente pruinosa, abbastanza sottile ma resistente, di colore verde-gialla o giallo-dorato carico, polpa croccante, a sapore semplice, dolce e molto gradevole.
Regina: vitigno dalle origini antichissime, di probabile origine orientale (Siria), è coltivato in tutto il bacino Mediterraneo e oltre. In Italia esistono numerosi sinonimi quali Pergolona, Regina di Firenze, Menavacca, Inzolia Imperiale, Dattero di negroponte; all’estero la troviamo chiamata: Dattier de Beyrouth in Francia, Rasaki nelle isole greche, Afuz-Ali in Bulgaria, Aleppo in Romania, Waltam Cross in Australia e Sud Africa; ottima per il gusto e per le caratteristiche di conservabilità e di trasporto; rappresenta uno dei vitigni più diffusi nel mondo; acino grosso o molto grosso, ellissoidale breve o lungo, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato, polpa carnosa o croccante, dolce con sapore semplice.
Regina dei Vigneti: conosciuto anche come Incrocio Mathiasz 140 ottenuto nel 1916 dall’ungherese G. Mathiasz incrociando Regina Elisabetta x Perla di Csaba; buona è la precocità e le caratteristiche qualitative del prodotto tanto che è tra i principali vitigni coltivati in Italia; resiste discretamente sulla pianta ed ai trasporti; acino grosso o molto grosso, ellissoidale, con buccia di medio spessore, consistente e pruinosa, di un colore giallo dorato, polpa carnosa o croccante, dolce con sapore moscato assai gradevole.
S. Anna di Lipsia: selezione di una vecchia varietà (Luglienga) diffusa un po’ ovunque; è un vitigno d’interesse locale con buone le caratteristiche gustative e per la sua precocità ma inadatto ai trasporti e alla resistenza sulla pianta, perché preda di uccelli e api; acino medio, sferoidale, buccia sottile e pruinosa, di colore giallo-chiaro o verdastro, polpa succosa, dolce, gradevole.
Sultanina Bianca: cultivar d’origine antichissima, deriverebbe dall’Anatolia da dove si sarebbe diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo orientale; annovera parecchi sinonimi quale Kechmish in Persia, Coufurogo in Grecia, Sultana in Australia e Thompson Seedless in USA che è una selezione diffusa in California; ottima sia per il consumo fresco sia per la preparazione di succhi e distillati; è l’uva per eccellenza destinata all’appassimento; acino medio-piccolo, di forma ovoidale o ellissoidale, polpa croccante, di sapore semplice, zuccherina, assai gradevole, buccia poco pruinosa, sottile ma resistente, di colore giallo-dorato o giallo-chiaro; apirena.
Victoria: varietà selezionata in Romania da Lepadatu Victoria e Condei Gherghe incrociando Cardina x Afuz Ali; vitigno molto valido per la sua precocità, la produttività, l’aspetto del grappolo e dell’acino; resiste bene ai trasporti a sulla pianta; acino grosso o medio-grosso (6,6gr), oblunga o ellittica, con elevata resistenza allo schiacciamento e al distacco, di colore giallo e sapore neutro.
Zibibbo: di origine incerta è diffuso da tempo antico lungo le coste del mediterraneo sembra che il nome derivi dal Capo Zibibb in Tunisia oppure dall’arabo zabeb che significa appassito; è conosciuto con tanti sinonimi come “Moscato d’Alessandria”, “Moscato di Pantelleria”, Salamanna in Toscana; è una varietà a duplice attitudine dalla quale si ottengono i famosi passiti di Pantelleria e Siciliani; ottima anche da mangiare allo stato fresco; acino grosso o molto grosso, ellissoidale o subsferoidale, con buccia spessa, consistente e pruinosa, di un colore giallo-verdastro o gialloambrato, polpa croccante, dolce con sapore intenso e tipico di moscato.
Altri vitigni da tavola: Schiava, Pause Precoce, Don Mariano, Moscato Giallo, Delizia di Vaprio, Pizzutello Nero.

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