Torre Quadaranini

Come testimoniano fonti scritte ad est del Castello di Capo d’Orlando fino al 1630 sorgeva una torre di difesa (probabilmente la Torre Magna simile ad un piccolo forte,  torre andata perduta, forse per crollo).

Andando ancora verso Est, ne fu edificata una seconda, padronale, sulla sommità del colle di Bagnoli che prese il nome di Torre dei Quadararini.

Da Carlo Incudine –Naso illustrata, pag. 262, Napoli 1882-  sappiamo che …”la Torre Quadaranini, rifatta per difendere il fondaco vicino da Antonino Collivà, cui dopo appartenne…”.

La Torre Quadaranini, di proprietà privata della famiglia Damiano, è adibita ad abitazione, vi è annessa la Chiesa di S. Maria del Parto, edificata nel 1725 durante il periodo del giuseppismo[1], come testimoniato dalla data impressa sulla campana, della quale conservano 2 messali,. Nello stesso anno si procedette all’ampliamento della Torre e alla costruzione della terrazziona e delle scale esterne che portano al primo piano, fino al allora unico ingresso del luogo di difesa e ancora recante sul portale l’iscrizione BSG.

L’ingresso a  piano terra è stato aperto successivamente e a testimonianza sul portale reca incisa la data del 1760; sullo stesso portale era scolpito uno stemma nobiliare rimosso nel corso del tempo.

Sullo stesso piano sorge un pozzo ricavato nel 1930.

All’ingresso della scalinata che porta alla torre vi sono poste in posizione verticale due colonne doriche del V – IV sec.  a.C. rinvenute nei presi della villa romana di Bagnoli intorno al 1925 durante dei lavori di sistemazione del terreno e trasferite presso la Torre nel 1970.

Nel XIX il fondo su cui sorge la torre apparteneva al barone Turrisi, alla sua morte passato alla moglie e successivamente ai De Gregorio marchesi di Poggio Gregorio di Messina, dai quali nel 1924 è passato alla famiglia Damiano, attuale proprietaria, che ha provveduto a ristrutturare l’edificio e a renderlo abitabile, aprendo anche un ingresso a piano terra sul lato Ovest.

Essa è posta tra due località, punta delle Ciappazze e il monte della Madonna, luoghi di torri di avvistamento[2]

Da G.Librizzi e R.Vinci in Ciaramite di Capo d’Orlando – ediz, Archeoclub d’Italia, 1994 –  sappiamo che fu edificata sotto i Bizantini, ricostruita nel XVI sec., ristrutturata nel XX sec. La cita anche Antonella Muscarà nel volumetto Riscoprire, 1991

Da Carlo Incudine – Naso illustrata, pag. 262, 1882 – sappiamo che  la Chiesa  della Madonna del Porto di S. Gregorio, definito dal Lanza  “di gotica architettura” venne fatto costruire da Dottore Francesco Lo Cicero,  Barone di S. Gregorio.

Il tempietto diede il nome all’agglomerato di abitazioni sorte vicino il mare, che intorno al 1882 contava 78 abitanti e vedeva aumentare la sua popolazione con l’arrivo della stagione estiva per il sopraggiungere di villeggianti per farvi il bagno, attratti dalla sua bella riviera.

Esso venne distrutto da incursioni di corsari di Biserta[3]. In quelli anni, al  tempo della guerra tra Spagnoli e Francesi,  tra Carlo V e Francesco I, quest’ultimo chiamò in aiuto Ariademo Barbarossa a capo di una potente orda di  turchi, il quale attaccò Lipari  l’1 giugno 1545, la vinse e trasse prigionieri 10.000 cristiani.

Dopo Patti i turchi sbarcarono sul nostro litorale e attaccarono Naso, ma miracolosamente i nasitani riuscirono a respingere il loro attacco uscendone vittoriosi.

Di fronte all’amena località, nella seconda metà del  XIX secolo erano ancora in piedi i depositi della tonnara  sorta sotto il Conte Diego Joppolo all’inizio dello stesso secolo.

Verso Bagnoli, sulla collinetta posta di fronte alla Torre, sorgeva la Chiesa di S.Andrea, officiata dai basiliani, edificata dai marinai nel XVI.

Fonti e bibliografia

Fratelli Antonino e Bruno Damiano

C.Incudine, Naso illustrata, Napoli 1882

R.Vinci- G. Librizzi, Ciaramite di Capo d’Orlando, ediz. Archeoclub d’Italia, 1994

Carmelo Caccetta

[1] In questo periodo era permesso ai nobili di costruirsi una cappella gentilizia regnando Giuseppe secondo imperatore d’Austria..

[2] ..siegue il lito scoperto, detto Cala di Moraito, per tre quarti di miglio, dove si vede un ridotto detto di Santa Carrà, gionto al quale vi è una cala detta Gàlia, che tutte due sono di tanta grandezza e capacità, che securamente ci possono stare 30 galee. Et nella cala della Gàlia ci è uno scoglio che vi si può ascondere un bregantino senza essere scoperto da nessuna parte. Alla fine della detta cala ci è la punta detta le Ciappazze, che è di ripe altissime, et fa una lingua di scoglio, ch’entra tanto in mare, che fa argine allo spatio, ch’è tra la Gàlia e la detta punta, che per tal causa ci si possono ritirare una ventina di galeotte; et per ovviar a tal periculo s’è designato farsi una torre alla detta punta delle Ciappazze. E tre quarti di miglio discosto si trova la punta delli Bagnoli, alla quale sono tre ridotti del medesimo nome, abracciati di rocche alte e scosciese, ch’in ognuno potrebbono stare quattro galeotte. E di quivi siegue la spiaggia degli Bagnoli, tutta scoperta per due terzi di miglio, dove si giunge alla punta di Sant’Andrea, ch’è di rocche non molto alte dal lito. E di quivi siegue una piegatura di lito detto Scaro di San Gregorio, che dura un quarto di miglio, alla fine del quale si vedono alcuni scogli, che formano due ridotti detti il Boimarino, scogliose et ripiene di balze per ispatio d’un miglio e mezo, dove si vede un promontorio, che si estende molto in mare, detto Capo d’Orlando, qual è un monte altissimo, tutto di ripe scosciese; et all’intorno del lito è ripieno di scogli, et nella maggior superficie è fabricata una torre, dove si fa la guardia. Al lato di questo promontorio, dalla parte che riguarda ponente,poco lontano dal lito, si vedono alcune poche reliquie dell’antica città d’Agatirso, quale fu edificata d’Agatirso, figlio d’Eolo, dandole il suo nome, come narra Diodoro nel sesto libro. Era in piede questa città, secondo che dice Livio, a tempo che Marcello e Levinio soggiogarono la Sicilia all’Imperio Romano; et fra l’altre reliquie si vede un acquedotto do mattoni, qual ancora hoggi a mio tempo è in piede.

(Testo tratto da: Camillo Camiliani 1550?-1602?, Descrittione dell’isola di Sicilia, Libro I°: Descrittione delle Marine del Regno di Sicilia)

[3] Dagli Annali risulta che su Capo d’Orlando, tra il 1570 ed il 1606,  si  registrano quelle del 1589 e del 3 settembre 1594.

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